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QUANDO DICO GRAZIE, Giorgia Cozza (3+)

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QUANDO DICO GRAZIE, Giorgia Cozza e Paola Rattazzi, FABBRI EDITORI

Ci sono parole semplici che, pronunciate al momento giusto, hanno la capacità di rendere più belle le nostre giornate. Una di queste è certamente “grazie”. È una parola breve, che i bambini imparano presto a pronunciare, ma che racchiude un significato molto più grande della semplice buona educazione.

È proprio intorno a questa parola così speciale che ruota questo meraviglioso albo pensato per i più piccoli, che accompagna il bambino alla scoperta della gratitudine attraverso una storia semplice, quotidiana e vicina alla sua esperienza.

Il protagonista è Tobia, un bambino a cui piace dire grazie. E ciò che colpisce è la varietà delle persone, degli animali e persino degli elementi della natura a cui rivolge il suo ringraziamento: l’uccellino che lo aiuta a trovare un sasso, le pozzanghere nelle quali può divertirsi a saltare, il cagnolino che accetta le sue carezze, la signora Maria che gli regala un sorriso e il sole che illumina il cielo.

Tobia, dunque, ci insegna a guardare con attenzione ciò che ci circonda. Il suo grazie non arriva soltanto quando qualcuno gli offre qualcosa di concreto: nasce anche dalla gioia di vivere un’esperienza, da un incontro, da un sorriso, da un momento di gioco, dalla bellezza di una giornata luminosa.

Ed è proprio qui che risiede uno degli insegnamenti più preziosi del libro: imparare a non dare per scontate le piccole cose.

Per un bambino, una pozzanghera può diventare un’occasione di gioco, un uccellino può trasformarsi in un piccolo compagno di avventura, un sorriso può illuminare una giornata. Attraverso gli occhi di Tobia, anche ciò che normalmente rischiamo di considerare ordinario acquista valore.

La storia di Tobia può diventare, inoltre, un prezioso punto di partenza per una conversazione in classe o a casa. Dopo la lettura, possiamo domandare ai bambini: “Tu, oggi, a chi o a che cosa vorresti dire grazie?”. Le risposte potrebbero sorprendere per la loro semplicità: alla mamma, a un fratellino, a un amico, alla maestra, a un animale, a un gioco, a una giornata trascorsa insieme.

È proprio questa la forza dell’albo: partire da una parola conosciuta da tutti per accompagnare il bambino verso un significato più profondo.

Perché insegnare a dire “grazie” significa anche insegnare a guardare, accorgersi, riconoscere e apprezzare.

E allora sì, un grazie può davvero essere come un abbraccio. Un gesto piccolo, ma capace di scaldare il cuore.

Età: 3+

VOTO: 10

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